Prometeo è in cucina
dove la cucina unisce i segni dell'uomo e le origini dell'arte
 
La donna che prepara una pasta con cereali pestati e acqua, dà forma all'impasto, evocando memorie, per offrirle all' orda primitiva; l'impasto lasciato riposare si trasforma, gonfia, emette nuovi profumi, a volte puzze orrende; poi, cotto su un sasso scaldato al fuoco, ancora nuovi profumi, forma e consistenza cambiano, richiama i compagni dell'orda a consumare il pasto. L'opera è compiuta, la performance, iniziata in silenzio dalla donna al mattino, si tramuta in un denso environment. Si mangia: insieme.
Dopo, su questo, perché questo possa ripetersi, nasce la casa.

Racconto

L'Artista (Lucia), madre di due figli ormai grandi e moglie, deve decidere per il lavoro da preparare per il giorno e per i prossimi giorni.
Entra al mercato, al primo piccolo banco, il piu povero, guarda dentro i barattoli di latta oltre il mazzo di stoccafissi per vedere come si sta a freschezza e ossidazione, indica all'omino quello che decisamente promette bene. L'omino pesca nel barattolo giusto, col suo legnetto scalza ad una ad una le creature rosse e argentate immerse nel sale e inizia a sistemarle sulla carta. Col sacchetto leggero ma sapido prosegue il giro per il mercato. È come pensasse a un pezzo da forgiare al fuoco che deve avere quel certo verso e che va preso in quel dato modo. Ora ha in mente un certo buglione, ma anche altro, sceglie gli ortaggi come guidata da un pensiero finale di quella che, alla fine dell'opera, sarà il risultato, in profumi, in sapori e in chi sa quali altre sensazioni.
Riesce a riconoscere quei prodotti bellissimi ma insipidi e li scarta mentalmente con disgusto, guarda, se può, USL permettendo, tasta e magari annusa, trova erbette, radici, strani rametti, foglioline, cambia programma e immagina, ormai rapita dai nuovi ingredienti, altre combinazioni, esperienze da fare. In un paese vicino trova il salame che fanno nei monti al di là della città, e un pezzo di quella bestia che non fa gola perché si scompone ma che ha un sapore speciale: quello andrà protetto dal fuoco con fette di spalla dei maiali del Casentino. E' una figurazione che andrà realizzata con l'aiuto di un certo strumento e in modo morbido, ma deciso.
Dispone tutto che si conservi nel migliore dei modi, se possibile non in frigo ché quella guazza fredda ammazza certi profumi; mette a mollo alcuni ingredienti, pulisce, lava, taglia grosso o fine o finissimo; strappa, ricordando che la nonna doveva necessariamente strappare perche' il ferro, non ancora inossidabile, del coltello corrompeva certe linfe; intravede le consistenze e le grane delle future opere; spennella, inzuppa, spruzza; organizza intingoli di vini per preparare alla cottura. L'opera è al massimo della tensione, tutto è in vista della realizzazione, ma ancora nulla fa capire come sarà. E il tempo trascorre, non può essere ridotto, la performance seguirà i suoi tempi che saranno esatti. Chiamata per tempo all'esecuzione, l'artista lavora e sarà sempre pronta e puntuale all'inaugurazione. Si accendono i fuochi. Tegami, pentole, pentolini vengono accarezzati dentro con mestoli di legno o battuti con altri attrezzi, un cucchiaio o un pennello mantengono i succhi in circolo e il pezzo è sempre in umidità controllata. Il controllo delle consistenze è continuo e sapiente, si cominciano a vedere alcuni componenti dell'opera almeno nel colore e nella consistenza. Travasi: lo sbozzo è fatto. Il rimestare da prestigiatore fa in modo che i sughi si spandano e si distribuiscano uniformemente per concedere agli utenti il piacere promesso. Bordi croccanti, croste dorate, salse piccanti per accompagnare gli insicuri ad una disponibilità completa all'opera, salse, creme, battuti da associare ad alcuni pezzi precisi per metterne in luce qualità e profumi senza mai soffocarli, sono i primi componenti a venire alla luce ed essere disposti nei giusti contenitori. Ancora un po' di lavoro a ritmo denso, come una danza, fatica fisica, attrezzi da riporre per fare spazio e lavorare più comodi. Infine una, due, più opere vengono rapidamente disposte, associate tra di loro, per poter essere presentate al pubblico.
E' pronta la quotidiana opera, la più effimera delle opere per definizione perché deve necessariamente svanire nella pancia.
La cucina è arte completamente radicata nei sensi e arte di sopravvivenza, non solo alimentare; proprio per la sua profonda sensorialità è linguisticamente intrattabile, ancora più delle arti visive, e perciò misconosciuta.
L'origine della techne (l'arte dei Greci) è stata quindi opera di donna: a lei Prometeo ha regalato il fuoco.
Anzi, Lucia è Prometeo e Prometeo è una donna.
Dario Bartolini (novembre 1997)

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