Animali di città
Itinerario n° 3
L’itinerario permette di soffermarsi ad osservare molteplici tracce e presenze di animali in differenti ambienti della complessa struttura cittadina.
Percorso
Ha inizio in piazza di Porta Romana e si conclude oltre porta San Gallo, al giardino dell’Orticultura; può essere suddiviso in più tappe, qui ne sono previste due.
Prima tappa

primi incontri sulla porta

animali nel parco e curiosità naturalistiche di una reggia

collezioni e raccolte naturalistiche

animali in un vecchio quartiere

Seconda tappa

sopra, sotto e intorno al fiume

in piazza e in gabbia

animali “immaginati” e “idealizzati”

curiosità animalesche

animali di tanti anni fa

animali nel parco

La città, curioso e complesso artificio inventato e costruito dall’uomo, in tempi recenti rispetto ai tempi dell’evoluzione degli organismi viventi, ospita e accoglie differenti e numerosi abitanti.

Ne fanno anche parte individui nati e vissuti in altri ambienti, che trovano, proprio nella struttura urbana, condizioni vantaggiose per la loro sopravvivenza: non solo uomini di paesi più o meno lontani (della vicina campagna, come di altri continenti), ma piante e animali, sia domestici che selvatici.

In questo itinerario ci occuperemo di alcune specie di animali per scoprire, osservare e riconoscere come e dove vivono, o hanno vissuto, in città, specie domestiche (tra cui si trovano animali esotici di ogni clima) e altre specie che, scacciate verso la campagna dal nascere dei primi centri urbani, sono rientrate e si sono adattate al nuovo ambiente, sfruttando situazioni vantaggiose per la loro sopravvivenza e riproduzione, riuscendo a vivere autonomamente dall’intervento dell’uomo.

Inoltre, attraversando parchi, giardini, viali, fontane e sponde del fiume, ma anche visitando edifici monumentali, istituzioni scientifiche, musei o interi quartieri, è possibile ricercare e scoprire differenti tracce, utili per esplorare e ritrovare paure, ammirazioni, simbolizzazioni, attenzioni, sfruttamenti, curiosità e interessi conoscitivi che l’uomo, nel tempo, ha avuto, e tutt’oggi ha, nei confronti degli animali.

Prima tappa
Primi incontri sulla porta
Piazza di Porta Romana

Entrando in città dalla porta più avanzata verso Sud, incontriamo numerosi colombi, comunemente chiamati piccioni, che nidificano intorno alla porta e nelle piccole cavità delle mura.

La storia di queste specie di colombi è assai complessa: vale la pena di ricostruire alcune fasi.

Origine della specie selvatica sembra essere stata l’area mediorientale e indiana, dove alcuni colombi (Columba livia), avrebbero seguito l’uomo, divenuto agricoltore e costruttore di insediamenti che offrivano vantaggi per procurarsi cibo e per nidificare lontano da pericolosi predatori.

Le buche “pontaie”, numerose anche intorno alla Porta Romana, servivano ad incastrare le travi di legno necessarie a sorreggere i ponteggi per la costruzione degli edifici; sono frequentate da numerosi piccioni e dai loro nidi.

Inoltre un piccolo villaggio, come una città sia per le coltivazioni che per gli scarti prodotti, presenta riserve di cibo a cui un colombo può accedere in ogni stagione.

Dalle specie selvatiche, che spontaneamente nidificavano, sarebbero state selezionate, per uso alimentare, alcune specie che si sarebbero così evolute in domestiche, allevate in colombaie costruite dall’uomo, a partire dal terzo millennio a.C. e diffuse oltre i paesi di origine.

La capacità di un colombo, anche selvatico, di ritornare al proprio nido, li avrebbe fatti utilizzare anche per trasmettere messaggi, fin dai tempi più antichi (Plinio scrive di colombi portamessaggi a Modena, nel I secolo d.C.).

Dunque, anche Firenze, sulla cima delle torri (per questo motivo questi colombi sono chiamati “torraioli”) e dei campanili delle chiese medievali, si insediarono facilmente famiglie di colombi selvatici o inselvatichiti, che mantennero come fonte di cibo la campagna circostante e i rifiuti urbani.

Altre famiglie di colombi domestici furono allevate in colombaie per arricchire le mense delle nobili famiglie cittadine. Per questo la rivoluzione francese, anche a Firenze, portò ad una completa distruzione delle colombaie, considerate esclusivo privilegio della classe nobiliare.

Alcuni colombi selvatici, tuttavia rimasero o tornarono in città. Sulla cupola del Duomo, su torri e campanili ne esistevano ancora fino a pochi anni fa.

In seguito alcune popolazioni domestiche (a volte incrociate con colombi selvatici), sfuggite alle colombaie, scelsero la città per nidificare, dove risultava più semplice procacciarsi il cibo.

Altre occasioni per ripopolare di colombi il centro urbano, a partire dalla fine dell’Ottocento, furono:

lo sviluppo dell’allevamento di piccioni viaggiatori (sia come sport che per uso militare) molti dei quali non tornavano alle colombaie di partenza;

le numerose “padelle” nei campi di tiro al piccione alle Cascine o in altri campi;

la consuetudine di liberare colombi per feste e circostanze rilevanti (per l’inaugurazione della facciata di Santa Maria del Fiore, nel 1887, furono liberati 600 piccioni).

Dunque i piccioni di città, adattandosi all’ecosistema urbano, da vere e proprie specie domestiche, si sarebbero convertite in specie selvatiche, senza un controllo diretto da parte dell’uomo.

Oggi, l’eccessivo incremento numerico (dovuto anche al fatto che i colombi domestici, contrariamente ai selvatici, si riproducono più volte in un anno) richiede che si intervenga per limitare i danni che ne derivano, per loro stessi, per gli altri abitanti (malattie, cattive condizioni igieniche) e per la città (danni a edifici e strutture).

Sempre nella piazza troviamo altri “significativi” animali.

Secondo una consuetudine che ricorre in tutta la città, e che corrisponde a particolari riferimenti e simbologie, all’inizio dei viali che partono dalla piazza, si trovano sculture raffiguranti animali: un leone con una sfera sotto una zampa, una lupa e altri due leoni in stile egizio.

Il leone, simbolo di forza e potenza, fu assunto a simbolo stesso di Firenze e per questo ne ritroveremo molteplici e differenti esemplari.

Questo leone, simbolo di Firenze che domina sul globo terrestre e la lupa, simbolo di Siena, rappresentano le due città del Granducato di Toscana.

Le due sculture, sormontate da due aquile, animali del potere imperiale, erano poste all’inizio del viale che portava alla villa sul Poggio di Baroncelli.

Ristrutturata e ampliata da Maria Maddalena della Casa Imperiale d’Austria, moglie del Granduca Cosimo II dei Medici, la Villa e il Viale furono chiamati del Poggio Imperiale.

Dopo l’ultima guerra il leone e la lupa furono spostati all’inizio del Viale dei Colli, mentre all’inizio del Viale del Poggio Imperiale, furono messi i due leoni, un tempo ai lati del Ponte Sospeso, ora alla Vittoria.

A sinistra del Viale dei Colli si trovano due cancelli: il primo comunica con le Scuderie Reali ora sede dell’Istituto d’Arte; il secondo permette di entrare nel Giardino di Boboli http://www.firenzemusei.it/boboli/info.html

Variante 1
Animali nel parco e curiosità di una reggia

Attraversando il giardino, numerose sono le occasioni di incontrare raffigurati animali di ogni specie e curiose strutture loro dedicate.

Quante diverse specie di animali sono sopra , sotto e intorno alla vasca dell’Isolotto?

Val la pena di soffermarsi e annotarle.

Continuando l’itinerario, tenendosi sulla destra del giardino, si sale lungo le mura.

Famiglie di gatti quasi selvatici e uccelli convivono in una zona tranquilla e poco frequentata, dove una curiosa fontana, con mascheroni e tante piccole vasche degradanti, era alimentata come abbeveratoio per animali. La zona di bosco che confina con la fontana si chiama “Ragnaia”, dove una ragnatela di reti veniva tesa per catturare gli uccelli.

Il prato dell’Uccellare è quanto resta di una un’altra antica struttura per la caccia agli uccelli.

In cima al giardino, attorno alle vasche di Nettuno e delle Scimmie, si trovano altri animali in “ambiente” simile a quello della vasca dell’Isolotto.

L’itinerario prosegue scendendo verso:
l’Anfiteatro
tra le statue ai bordi della scalinata ci sono coppie di cani in pietra;
Grotta del Buontalenti
Val la pena di contare, disegnare e raccontare chi abita la grotta, chi sulle pareti e chi sul soffitto;
Fontana di Nano Morgante
chiamata fontana di Bacco, anche se raffigura il nano preferito da Cosimo I dei Medici, seduto su una enorme tartaruga. La tartaruga era simbolo di Cosimo I, per questo è raffigurata anche in altri edifici da lui voluti (per esempio alla base delle steli piazza Santa Maria Novella);
Cortile di Palazzo Pitti
Sotto il loggiato del lato Nord-Est del cortile si trova il bassorilievo della Mula (secolo XVI), vero e proprio monumento all’indispensabile contributo di questo animale per il trasporto dei materiali necessari alla costruzione del cortile.
Dal cortile si accede:
Galleria Palatina

# Oltre la Sala Bianca. nel Quartiere degli Arazzi si trovano soffitti e una loggetta affrescati dai pittori Passignano e Allori, con animali esistenti nel Giardino di Boboli, comprese alcune rarità allevate nello “Zoo di animali rari”, tra cui un alce.

Val la pena di contare, disegnare e raccontare le diverse specie.

Interessanti i tre arazzi, di fattura francese, che riproducono “giardinieri in erba”, dediti alla coltivazione di ortaggi, fiori e piante ornamentali.

Museo degli Argenti
La raccolta di oggetti e gioielli della Corona Granducale, contiene numerosi preziosi zoomorfi, manufatti e curiosità costruiti in avorio e altri materiali ricavati da prodotti animali.
Dalla piazza Pitti si accede al Museo delle Carrozze
Raccolta di preziose carrozze di epoca Granducale.
Palazzo Pitti: http://www.palazzopitti.it/site.php
Variante 2
Collezioni e raccolte naturalistiche

Affacciata sul viale della Meridiana si incontra la Limonaia costruita per proteggere dalle gelate invernali e primaverili soprattutto le conche di agrumi. La serra fu ricavata dallo “Zoo di animali rari” che aveva voliere per pappagalli chiamati “piccioni grossi del Portogallo”, fagiani, stanzoni per scimmie e per animali rari, anche imbalsamati (molti animali esotici infatti difficilmente sopravvivevano anche al solo viaggio) tutti visibili dall’esterno, dove era la fontana del Nano Morgante che cavalcava una tartaruga e ora all’ingresso Nord-Est del giardino.

Zoo e serragli, tenuti dai Medici perché la rarità degli animali era considerata simbolo di prestigio e ricchezza, costituirono anche importanti riferimenti per studi di naturalisti e, aperti al pubblico, diventarono i primi centri di divulgazione delle discipline zoologiche, anche se, per questo scopo furono organizzate altre e più idonee strutture.

Lo Zoo, insieme ad altri “Serragli delle fiere”, fu chiuso dal Granduca Pietro Leopoldo, a fine Settecento, mentre i giardini, sulla sinistra, e gli edifici che vi si affacciano, furono annessi all’Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale.

Lo stesso Granduca costituì il museo nel 1775 per raccogliere curiosità e collezioni raccolte dai Medici in ville e palazzi e perché fossero sviluppati studi e ricerche di tutte le discipline scientifiche.

Nel 1789 fu annesso al museo l’Osservatorio Astronomico e il torrino per osservazioni metereologiche e astronomiche detto “la Specola”: da qui deriva il nome dell’intera struttura museale e di ricerca.

Il museo ha mantenuto nella primitiva sede la sezione di Zoologia e gli istituti universitari collegati, trasferendo in altre sedi musei e istituti di altre discipline.

# Per accedere al museo si esce dal cancello di Annalena (sormontato da una coppia di leoni) e si percorre via Romana fino al n° 17. http://www3.unifi.it/msn/
Animali dell’Oltrarno
Si attraversa il vecchio quartiere dell’Oltrarno, dove è possibile incontrare molti abitanti non iscritti all’anagrafe, anche se residenti in questa zona: cani, gatti, cavalli, ecc.
L’itinerario da Piazza Pitti attraversa: Sdruccilo dei Pitti, via Michelozzi, piazza Santo Spirito, via Sant’Agostino, ,via Santa Monaca, piazza del Carmine, via del Leone, piazza Torquato Tasso.

Val la pena di soffermarsi a annotare, le caratteristiche di questo “ambiente” e di chi lo abita.

Da piazza Tasso si accede al passaggio lungo le mura, al confine con il giardino Torrigiani, dove sono le stalle degli ultimi fiaccherai fiorentini [negli anni ‘90 il passaggio, fino a porta Romana, è stato restaurato e occupato dal nuovo parcheggio della Calza].

Le stalle sono state riunite tutte in questa zona, mentre prima, annesse all’abitazione del fiacchere, erano sparse nei quartieri periferici, entro l’ultima cinta di mura.

Seconda tappa
Sopra, sotto e intorno al fiume
L’itinerario prosegue da piazza Tasso, per via di Camaldoli, via dell’Orto, viale Ariosto, piazza Verzaia e via Lungo le Mura di Santa Rosa, fino a raggiungere la riva del Fiume.

Se la scarsità d’acqua lo consente si può raggiungere il bordo superiore della pescaia Santa Rosa.

Da questo particolare punto di osservazione è possibile incontrare e scorgere pesci, uccelli e altri animali che solitamente vivono dentro e intorno all’acqua.

Purtroppo è facile rilevare anche tanti aspetti di degrado ambientale, causati dal cattivo funzionamento delle strutture urbane: vale la pena di annotarli.

Attraverso il ponte Vespucci, risaliti i Lungarni, oltre il Ponte Vecchio si raggiunge piazza del Pesce.
Qui era l’area del più antico mercato del pesce dalla città, già funzionante in epoca romana e trasferito al Mercato Vecchio (area intorno all’attuale piazza della Repubblica), ora nel Mercato Centrale di San Lorenzo.
In piazza e in gabbia
Dal lungarno Archibusieri, attraverso il piazzale degli Uffizi si giunge in piazza della Signoria.

Sulla facciata e nei cortili del palazzo costruito a sede del governo cittadino e nelle numerose sculture che ornano la piazza, più che in ogni altro luogo della città, si trovano raccolte raffigurazioni di animali e non mancano presenze e tracce di animali che l’abitarono o tutt’ora l’abitano: sono animali di ogni ambiente, di terra, d’aria e d’acqua, che vale la pena di soffermarsi ad annotare.

Tra i più riprodotti il leone, emblema di Marte, per forza e generosità, chiamato Marzocco e divenuto emblema della città.

Quello con lo stemma gigliato sotto la zampa, posto sulla destra del portone principale, è copia di un originale modellato da Donatello, ora conservato al Bargello.

Girando intorno al Palazzo Vecchio si attraversa: via della Ninna, via dei Leoni e piazza San Firenze.

Di fronte a San Piero Scheraggio, lungo il fosso oltre le mura, si trovavano serragli di leoni e altre bestie feroci, vera istituzione del popolo di Firenze, esistenti fin dal medioevo (gabbie di leoni erano anche di fianco al Battistero) e alla cui sorti (nascite e morti) si collegavano auspici di fortune e sfortune cittadine.

In fondo a via della Ninna e in piazza San Firenze, nei vecchi negozi di “uccellai” ci sono ancora animali in gabbia, ma piuttosto che bestie feroci allevate per ostentare prestigio, o altre specie domestiche allevate per usi alimentari, o altre ancora usate come richiami per la caccia, ci sono canarini, pappagalli, criceti, porcellini d’india, cani, gatti, pesciolini ecc.: i così detti animali da compagnia.

La loro presenza è infatti motivata dal desiderio di stabilire, tentare o immaginare, forme di possibile comunicazione affettiva.

Animali “immaginati” e “idealizzati”
Raggiunta via del Proconsolo può essere interessante la visita alle collezioni di due musei: il Bargello e il museo di Antropologia.
Museo del Bargello
# Oltre all’originale della statua del Marzocco, scolpita da Donatello, e vista in copia in piazza Signoria, si trova un’ampia documentazione della presenza di animali nella produzione artistica italiana, fiorentina in particolare: stemmi, sculture e oggetti d’uso quotidiano fino a tutto il rinascimento http://www.polomuseale.firenze.it/musei/bargello/
Museo di Antropologia e Etnologia
Il museo ospita collezioni di manufatti d’uso quotidiano e documenti di particolari momenti della vita sociale, religiosa e più in generale sociale dell’uomo riferiti a “altri animali”, di tempi e paesi differenti http://www3.unifi.it/msn/CMpro-v-p-136.html
Curiosità animalesche
L’itinerario prosegue attraversando piazza del Duomo, via dei Servi, per raggiungere piazza Santissima Annunziata.

Si attraversano strade dove gli animali si ritrovano per lo più raffigurati in stammi o in elementi decorativi di portali, finestre e facciate.

Guardando attentamente le vetrine dei negozi, è facile scoprire come tracce di animali siano presenti in città, più di quanto si possa frettolosamente concludere.

Dunque ancora una volta val la pena di annotare quello che si riesce a scoprire.

In piazza dell’Annunziata spicca il cavallo del monumento al Granduca Ferdinando I.

Sulla base del monumento è raffigurato uno sciame di api con al centro l’ape regina, forse a simbolo del dominio assoluto del Granduca su un popolo laborioso.

Le due fontane (modellate da Pietro Tacca su progetto di Bernardino Radi) con decori di pesci e molluschi erano destinate a Livorno, città di mare, particolarmente amata dal Granduca. Terminate dopo la morte del Granduca, le due fontane rimasero a Firenze.

Per raggiungere piazza San Marco si passa per via Cesare Battisti.

I Medici ci costruirono l’edificio, attuale sede del rettorato, come “Serraglio delle fiere” dove furono portati leoni, tigri e bestie rare, dalle gabbie sparse nella città: intorno a Palazzo Vecchio, al Battistero, ecc.

Il serraglio aveva un anfiteatro, collegato direttamente alle “corticelle” (ambienti dove erano allevate le bestie), dove si esibivano gli animali e si organizzavano combattimenti.

Chiuso i serraglio e aperto lo “Zoo di animali rari” in Boboli, l’edificio fu adibito a scuderie.

Animali di tanti anni fa
Il percorso prosegue in via La Pira

# La visita al museo di Paleontologia, con collezioni di mammiferi del Plio-Pleistocene e sezioni didattiche. Una ricca documentazione sulla fauna e l’ambiente esistente nei bacini continentali della Toscana in correlazione con contemporanee faune e ambienti di altre parti del mondo.

Un’intera sala è dedicata all’evoluzione del cavallo.

http://www.msn.unifi.it/CMpro-l-s-9.html

Animali del parco

Da via La Pira, si attraversa, a sinistra, via Micheli e via Salvestrina, poi, per via San Gallo, si raggiunge Piazza della Libertà.

Val la pena di annotare e precisare somiglianze e differenze della porta a San Gallo, rispetto a porta Romana all’inizio dell’itinerario.

Seguendo via Toscanelli, oltrepassato il Mugnone e via XX settembre, all’incrocio con via Vittorio Emanuele, si accede al giardino dell’Orticoltura, meta dell’itinerario sugli animali di città.

Accanto a statue che raffigurano animali (tra cui un cerbiatto proveniente da Boboli e una “fantastica” fontana -drago), altri animali vivono stanziali nel giardino e altri ci vengono per una passeggiata.

Val la pena di soffermarsi ad annotare le caratteristiche di questo “ambiente” e di chi lo abita.

http://brunelleschi.imss.fi.it/ist/luogo/giardinoorticultura.html

 
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